#BiMORAWARE | SS21

#BiMORaware ma perchè?

Perchè la consapevolezza vale per tutto.
Prodotto, vendita, acquisto ma anche sentimenti, natura e vita.

Perciò "awareness" ovvero "consapevolezza" perchè il nostro obiettivo con questa collezione è quello di fare di BiMOR e dei suoi prodotti, un canale e un simbolo di consapevolezza.

1. COLOR AWARENESS

Avete sempre pensato che il rosa fosse l’essenza della femminilità vero? Sin da piccoli siamo stati abituati ad associare il rosa all’essere donna. In verità 100 anni fa le cose erano molto diverse: il rosa era associato ai maschi e l’azzurro alle femmine, in quanto il primo era considerato come una tonalità di rosso (colore forte e virile), mentre il secondo era percepito come una tinta delicata e più adatta al gentil sesso. La tendenza a considerare il rosa “un colore da femmina” si è affermata solo recentemente, non più di 60 anni fa.

Le cose iniziarono a cambiare negli anni ’30 quando gli uomini usavano colori scuri per darsi un’aria di maggiore serietà e le donne colori tenui e chiari per rimandare al loro carattere di madri e alla sfera domestica e familiare. Negli anni ’50 la situazione colori/sesso presentava invece un divario netto: rosa per le donne, blu per gli uomini.

Oggi il rosa è un colore ampiamente apprezzato da entrambi i sessi ma con una nuova accezione; quella, appunto, della consapevolezza. Le donne indossano il rosa per esaltare con forza la propria femminilità e gli uomini la propria personalità. Viviamo nell’epoca dell’abolizione dei pregiudizi di genere e - siccome BiMOR crede fermamente nel valore dell’individualità - concludiamo questa riflessione ribadendo che il rosa non è un colore, è un'attitudine!

Avete sempre pensato che il rosa fosse l’essenza della femminilità vero? Sin da piccoli siamo stati abituati ad associare il rosa all’essere donna. In verità 100 anni fa le cose erano molto diverse: il rosa era associato ai maschi e l’azzurro alle femmine, in quanto il primo era considerato come una tonalità di rosso (colore forte e virile), mentre il secondo era percepito come una tinta delicata e più adatta al gentil sesso. La tendenza a considerare il rosa “un colore da femmina” si è affermata solo recentemente, non più di 60 anni fa.

Le cose iniziarono a cambiare negli anni ’30 quando gli uomini usavano colori scuri per darsi un’aria di maggiore serietà e le donne colori tenui e chiari per rimandare al loro carattere di madri e alla sfera domestica e familiare. Negli anni ’50 la situazione colori/sesso presentava invece un divario netto: rosa per le donne, blu per gli uomini.

Oggi il rosa è un colore ampiamente apprezzato da entrambi i sessi ma con una nuova accezione; quella, appunto, della consapevolezza. Le donne indossano il rosa per esaltare con forza la propria femminilità e gli uomini la propria personalità. Viviamo nell’epoca dell’abolizione dei pregiudizi di genere e - siccome BiMOR crede fermamente nel valore dell’individualità - concludiamo questa riflessione ribadendo che il rosa non è un colore, è un'attitudine

Qual'è il significato dietro al termine "carta da zucchero" ?

Nel 1600, quando il concetto stesso di packaging non esisteva ancora, impacchettare dei prodotti significava semplicemente avvolgerli in fogli di carta. Ovviamente il procedimento avveniva solo per i prodotti più preziosi in quanto anche la carta stessa era considerata ancora merce rara: vi si avvolgeva per esempio lo zucchero, prodotto nelle lontane Americhe e considerato un prodotto prezioso e raro. Nonostante siano passati quattro secoli da allora ancora oggi è di uso comune l’espressione “color carta da zucchero”. Il color carta da zucchero è infatti una particolare tonalità di azzurro e prende il nome dalle carte usate in quei tempi proprio per impacchettare lo zucchero, azzurre appunto.

In origine la carta era utilizzata solo come materiale sul quale scrivere o imprimere caratteri da stampa e l’obiettivo principale dei produttori era ottenere un superficie omogenea e liscia, per consentire appunto una stampa migliore o una scrittura più fluida e leggibile. Per realizzare la carta a quei tempi venivano usate materie prime povere, soprattutto stracci, che conferivano ai fogli finale varie macchie ed irregolarità. Si iniziò quindi nel 1400 ad attuare i primi tentativi di colorazione con una tenue tinta celestina che consentiva di attenuare le irregolarità e nascondere le macchie della carta.

Nei secoli XVI e XVII si “azzurrava” la carta con estratti vegetali come l’indaco, il guado e il campeggio. Successivamente vennero utilizzate sostanze minerali come il blu di Prussia e l’oltremare. Dall’azzurraggio alla vera e propria colorazione della carta il passo fu breve: il primo colore che si diffuse fu per ovvi motivi l’azzurro.

L’azzurro divenne sinonimo di pregio e le carte di quel colore venivano, come detto, utilizzate per impacchettare prodotti pregiati come lo zucchero o il tabacco.

Qual'è il significato dietro al termine "carta da zucchero" ?

Nel 1600, quando il concetto stesso di packaging non esisteva ancora, impacchettare dei prodotti significava semplicemente avvolgerli in fogli di carta. Ovviamente il procedimento avveniva solo per i prodotti più preziosi in quanto anche la carta stessa era considerata ancora merce rara: vi si avvolgeva per esempio lo zucchero, prodotto nelle lontane Americhe e considerato un prodotto prezioso e raro. Nonostante siano passati quattro secoli da allora ancora oggi è di uso comune l’espressione “color carta da zucchero”. Il color carta da zucchero è infatti una particolare tonalità di azzurro e prende il nome dalle carte usate in quei tempi proprio per impacchettare lo zucchero, azzurre appunto.

In origine la carta era utilizzata solo come materiale sul quale scrivere o imprimere caratteri da stampa e l’obiettivo principale dei produttori era ottenere un superficie omogenea e liscia, per consentire appunto una stampa migliore o una scrittura più fluida e leggibile. Per realizzare la carta a quei tempi venivano usate materie prime povere, soprattutto stracci, che conferivano ai fogli finale varie macchie ed irregolarità. Si iniziò quindi nel 1400 ad attuare i primi tentativi di colorazione con una tenue tinta celestina che consentiva di attenuare le irregolarità e nascondere le macchie della carta.

Nei secoli XVI e XVII si “azzurrava” la carta con estratti vegetali come l’indaco, il guado e il campeggio. Successivamente vennero utilizzate sostanze minerali come il blu di Prussia e l’oltremare. Dall’azzurraggio alla vera e propria colorazione della carta il passo fu breve: il primo colore che si diffuse fu per ovvi motivi l’azzurro.

L’azzurro divenne sinonimo di pregio e le carte di quel colore venivano, come detto, utilizzate per impacchettare prodotti pregiati come lo zucchero o il tabacco.

The perfect shade for life.

 

Il colore dominante nel mondo naturale, il verde, ci circonda. E non a caso l'occhio umano ha il picco di massima sensibilità per le frequenze relative alla luce verde. Distingue, cioè, prima il verde, poi il rosso e infine il blu. Essendo un colore “naturale” risulta il più rilassante, capace di sostenere il buon umore. Il nostro organismo è come predisposto a reagirvi in modo positivo.

 

L'esposizione al verde provoca una serie di effetti benefici come rilassamento della muscolatura, riduzione dello stress, senso di calma, recupero fisico. Sembra migliori anche la riflessione e la creatività. Ha il potere di calmarci e allo stesso tempo di caricarci di energia. Nella “terapia cromatica” funziona come rimedio per ansia, rabbia e per ritrovare calma interiore. Le prime forme di vita sulla Terra sono state le piante che catturano con la clorofilla, un pigmento verde, l'energia luminosa del sole della quale si “nutrono”.

 

Il verde rappresenta inoltre il colore della vita che continua e si rinnova, segno di equilibrio e di crescita, per questo è associato alla giovinezza. Siamo evergreen se rimaniamo giovani e freschi nel tempo. Chi predilige il verde ricerca equilibrio, stabilità, probabilmente anche una certa concretezza. Verde è lo smeraldo, qualcosa di prezioso.

The perfect shade for life.

 

Il colore dominante nel mondo naturale, il verde, ci circonda. E non a caso l'occhio umano ha il picco di massima sensibilità per le frequenze relative alla luce verde. Distingue, cioè, prima il verde, poi il rosso e infine il blu. Essendo un colore “naturale” risulta il più rilassante, capace di sostenere il buon umore. Il nostro organismo è come predisposto a reagirvi in modo positivo.

 

L'esposizione al verde provoca una serie di effetti benefici come rilassamento della muscolatura, riduzione dello stress, senso di calma, recupero fisico. Sembra migliori anche la riflessione e la creatività. Ha il potere di calmarci e allo stesso tempo di caricarci di energia. Nella “terapia cromatica” funziona come rimedio per ansia, rabbia e per ritrovare calma interiore. Le prime forme di vita sulla Terra sono state le piante che catturano con la clorofilla, un pigmento verde, l'energia luminosa del sole della quale si “nutrono”.

 

Il verde rappresenta inoltre il colore della vita che continua e si rinnova, segno di equilibrio e di crescita, per questo è associato alla giovinezza. Siamo evergreen se rimaniamo giovani e freschi nel tempo. Chi predilige il verde ricerca equilibrio, stabilità, probabilmente anche una certa concretezza. Verde è lo smeraldo, qualcosa di prezioso.

Our new favorite color.

 

Ecco 3 curiosità sulla bevanda più amata dagli italiani:

 

1. Sai da dove deriva il termine cappuccino? L'ipotesi più acclamata dice che il nome derivi dai frati cappuccini per la somiglianza (nel colore) al loro abito: secondo la leggenda infatti Marco da Aviano, frate dell’ordine dei cappuccini, fu inviato nel 1683 a Vienna dal Papa e durante il soggiorno nella città austriaca si recò dentro una caffetteria dell’epoca dove chiese qualcosa per addolcire il caffè dal sapore intenso che gli era stato servito. Fu così che il cameriere vedendo il frate bere una strana bevanda fatta di caffè e latte dello stesso colore della sua tunica esclamò “Kapuziner!” (ovvero Cappuccino in austriaco).

 

2. Per quanto possa sembrar stano, l’Italia non è al primo posto nella classifica dei paesi in cui si consuma più caffè. Ma il fattore ancora più sorprendente è che non si trova nemmeno nelle prime posizioni: il Bel paese è dodicesimo in classifica, mentre il paese che si classifica primo in lista è la Finlandia con circa 12,5 chilogrammi all’anno pro-capite, seguito da Svizzera, Canada, Austria e Danimarca.

 

3. Quanti modi di bere il caffè pensate esistano? Ci sono ben 34 modi di bere il caffè, e certo è una classificazione aperta alle novità. Schiumato, corretto, macchiato, corto, americano, con cioccolata, doppio, con latte condensato e molto altro ancora.

Our new favorite color.

 

Ecco 3 curiosità sulla bevanda più amata dagli italiani:

 

1. Sai da dove deriva il termine cappuccino? L'ipotesi più acclamata dice che il nome derivi dai frati cappuccini per la somiglianza (nel colore) al loro abito: secondo la leggenda infatti Marco da Aviano, frate dell’ordine dei cappuccini, fu inviato nel 1683 a Vienna dal Papa e durante il soggiorno nella città austriaca si recò dentro una caffetteria dell’epoca dove chiese qualcosa per addolcire il caffè dal sapore intenso che gli era stato servito. Fu così che il cameriere vedendo il frate bere una strana bevanda fatta di caffè e latte dello stesso colore della sua tunica esclamò “Kapuziner!” (ovvero Cappuccino in austriaco).

 

2. Per quanto possa sembrar stano, l’Italia non è al primo posto nella classifica dei paesi in cui si consuma più caffè. Ma il fattore ancora più sorprendente è che non si trova nemmeno nelle prime posizioni: il Bel paese è dodicesimo in classifica, mentre il paese che si classifica primo in lista è la Finlandia con circa 12,5 chilogrammi all’anno pro-capite, seguito da Svizzera, Canada, Austria e Danimarca.

 

3. Quanti modi di bere il caffè pensate esistano? Ci sono ben 34 modi di bere il caffè, e certo è una classificazione aperta alle novità. Schiumato, corretto, macchiato, corto, americano, con cioccolata, doppio, con latte condensato e molto altro ancora.

Il colore dominante in " Le Coup de Soleil ", una delle sfilate che hanno fatto la storia.

 

Per i dieci anni del suo marchio Simon Porte Jacquemus sfila al tramonto su una passerella fucsia, in uno sconfinato campo di lavanda. Gli invitati si sono seduti all'aperto su delle sedute appositamente create per loro. L'obiettivo era dare vita a personaggi fantastici più sofisticati e "appariscenti" rispetto al contesto, dimostrando così che il pop può incontrare il provenzale.

 

Nonostante lo stile di Jacquemus non sia fatto di radicalismi e colpi di testa, è riuscito lo stesso a spopolare, comunicando alla perfezione il suo concetto di eleganza casual e rilassata. Il risultato, indimenticabile, è stato un spettacolo suggestivo e romantico del quale si è parlato e si parla tutt'ora con grandissimo entusiasmo.

 

È proprio allo sfondo questa epica sfilata che ci siamo ispirati per la scelta della tonalità di lilla per una delle Sassy della Primavera Estate 2021; così come ci ispiriamo a Jacquemus per la modalità con la quale approccia alla costruzione e allo sviluppo del suo brand. In una delle ultime interviste rilasciate dallo stilista ha infatti dichiarato che il suo vero obiettivo è quello di " sentirsi felice in quello che fa " perchè è l'unico modo per arrivare davvero nel cuore delle persone.

 

Bravo, @jacquemus !
Merci beaucoup de nous inspirer chaque jour :)

Il colore dominante in " Le Coup de Soleil ", una delle sfilate che hanno fatto la storia.

 

Per i dieci anni del suo marchio Simon Porte Jacquemus sfila al tramonto su una passerella fucsia, in uno sconfinato campo di lavanda. Gli invitati si sono seduti all'aperto su delle sedute appositamente create per loro. L'obiettivo era dare vita a personaggi fantastici più sofisticati e "appariscenti" rispetto al contesto, dimostrando così che il pop può incontrare il provenzale.

 

Nonostante lo stile di Jacquemus non sia fatto di radicalismi e colpi di testa, è riuscito lo stesso a spopolare, comunicando alla perfezione il suo concetto di eleganza casual e rilassata. Il risultato, indimenticabile, è stato un spettacolo suggestivo e romantico del quale si è parlato e si parla tutt'ora con grandissimo entusiasmo.

 

È proprio allo sfondo questa epica sfilata che ci siamo ispirati per la scelta della tonalità di lilla per una delle Sassy della Primavera Estate 2021; così come ci ispiriamo a Jacquemus per la modalità con la quale approccia alla costruzione e allo sviluppo del suo brand. In una delle ultime interviste rilasciate dallo stilista ha infatti dichiarato che il suo vero obiettivo è quello di " sentirsi felice in quello che fa " perchè è l'unico modo per arrivare davvero nel cuore delle persone.

 

Bravo, @jacquemus !
Merci beaucoup de nous inspirer chaque jour :)